Arrivando a L’Aquila dall’ uscita Ovest dell’ autostrada ti accorgi subito che il volto di questa città non sarà più lo stesso. Sentendo le notizie e vedendo le immagini dei telegiornali non mi sono mai reso conto di quanto fosse grave e compromessa la situazione. Passando per le vie in macchina vedi case crollate, palazzi in piedi per miracolo, appartamenti abbandonati, negozi vuoti, spazi dove si ergevano edifici, impalcature a sorreggere ogni porta e finestra. Lo sguardo rimane attonito di fronte al disastro. Ogni angolo, ogni via, ogni singola costruzione è tappezzata dal ricordo di quei momenti spaventosi. I posti che non hanno risentito delle scosse si contano sulla punta delle dita. Parlando con il barista di Piazza del Duomo si percepisce l’ amaro retro gusto che prova raccontando di com’era vitale il capoluogo dell’ Abruzzo. Dice “qui c’era sempre gente ed ora non c’ è nessuno. I negozi sono chiusi. Siamo rimasti in 5 qua in piazza. I lavori dureranno sicuramente una ventina d’ anni per riavere costruita almeno la metà della città”. Mentre si appoggia al bancone, prende e fiato e continua “qui hanno sbagliato ad indirizzare centinaia di milioni d’ euro per la messa in sicurezza, avrebbero dovuto prendere e ricostruire. Purtroppo ci sono gli edifici storici che vanno tutelati. A molti farebbero solo un favore se demolissero per ricostruire da capo. Sarebbe anche una spesa sostanzialmente minore. Ma che vuoi fare, questo è!”, conclude.
Non so se questo è un pensiero condiviso da tutti ma sicuramente alla domanda “cos’ è successo alla Casa dello Studente?” ha risposto fermamente “li dovrebbero arrestare tutti. Quell’ edificio sul tetto portava troppo carico ed è crollato!”. Rimango sbalordito e a bocca aperta. Ma come si fa a costruire palazzi, dove la gente deve vivere e coltivare le proprie speranze per il futuro, fuori norma? “Cazzo sono rimasti in piedi gli edifici di 500 anni fa”, mi viene subito da pensare.
Intanto sono uscito dal bar e ho cominciato a passeggiare per i vicoli. Il cartello ZONA ROSSA addobba le transenne del centro sullo sfondo di gru, teli che coprono i lavori in corso e le macerie di un terremoto maledetto.
Respiro una situazione di calma fuori dal normale, sarà per via del cielo grigio che incrementa le sensazioni indescrivibili davanti uno scenario di distruzione visto solo giocando alla Playstation, ma il malumore e l’ empatia mi avvolgono tremendamente mentre mi auguro che L’Aquila torni a splendere e cosi i suoi meravigliosi cittadini.

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Posted from Stefano Cimini, Samsung Galaxy S5