Dublin San Patrick Day 2015 – Part Two – La Vigilia

Il buongiorno si vede dal mattino. E’ la vigilia di San Patrick. La prima cosa che ho visto quando ha suonato la sveglia è stato Ibra, l’ amico di Vicky che dormiva su due cuscini di un divano posati comodamente a terra. Che sballo!!! Messo a posto le mie cose e sistemato il salotto sono uscito di casa velocemente. Occhi gonfi, fitte alla pancia e una gran voglia di caffè. L’ hangover di San Patrick non è facile da gestire. Ogni passo su Rathmines Road rimbomba frastornando la mente fino al primo Starbucks.

“Can I get a coffee, please?”

“Of course, one shot or double?”

“Just a single one please.”

“Two euros”.

“Cheers”.

coca cola life dublino san patrick

Peggio di prima. Serve una Coca Cola. In fondo Dublino è pieno di Spar, supermercati che danno anche cibi caldi come pizze scandalose, sausage roll e altre schifezze. Anche la Coca Cola è di San Patrick. :)Continuo a camminare sperando di incrociare qualche cartello con su scritta la direzione della Cattedrale di Saint Patrick e del Guinness Storehouse. Passo dopo passo ho impiegato circa quaranta minuti a trovare la prima segnaletica, vicino a Dame Street, zona del Temple Bar, dove ci sono tutti i locali e si svolgeranno i festeggiamenti più intensi e interessanti.

Indicazione Guinness Storehouse Dublino San PatrickAndando praticamente a casaccio, dato che una comitiva di Italiani con le buste della Storehouse mi hanno solo saputo rispondere “arriva la e poi chiedi”, sembra avessero paura di me. Ho capito che non sono bello però da li a incutere timore ce ne vuole. Va be’, chiusa parentesi. Alla fine guardando a casaccio in una vietta che tutto sembrava tranne che potesse portare alla fabbrica, l’ ho trovata. Ci sono indicazioni ovunque finalmente, scritte sui muri, insegne e cancelli completamente neri, a chiudere il classico “brick” anglosassone, con la scritta gigante Guinness.

Guinness Storehouse Gate and Signs

 Horses Guinness Storehouse Dublin San Patrick

Girato l’ angolo la prima cosa che ho notato è stata una lunghissima fila quasi da farti venire voglia di lasciar perdere tutto ed entrare nel primo pub, ma la fatica e i 5 chilometri a piedi non mi permettono di andarmene, sarebbe come ritirarsi arrivati a 5 metri dal traguardo. Mi metto in fila e nel giro di pochi minuti faccio conoscenza con tre ragazzi della provincia di Brescia, il Ciscky, il Carretto e il Massiccio, anche detto il sindaco. Si parla, si fa conoscenza e ci sorbiamo la fila insieme. I nuovi amici bresciaEntriamo in confidenza e alla fine facciamo tutto il giro del museo insieme. La Storehouse non è esattamente come ce la aspettavamo. Credevamo di vedere gli istanti della produzione ma in realtà il processo viene solo spiegato. L’ interno è fichissimo. Sono 7 piani tutti incastrati con scale mobili che si intrecciano tra mostre, bar e concerti live fino all’ ultimo livello dove viene offerta una birra osservando tutta Dublino dall’alto. Ci siamo veramente spaccati dalle risate, tanto da andare insieme in giro per tutto il resto della giornata. 

Proseguiamo insieme  verso il loro ostello, giusto il tempo di indossare cappelli, calzini e occhiali verdi per uscire e partire con i festeggiamenti. Il primo pub dove andiamo a sbattere la testa si trova a dieci metri da un cimitero, sembra voglia dire “Guarda che se bevi troppo c’è pronto un posto per te”, scherzo naturalmente. Alziamo i boccali, un paio di brindisi, due chiacchiere sui problemi d’Italia e dritti verso Temple Bar. Sono le 18, non abbiamo pranzato e ci fermiamo al primo Fish ‘n Chips che troviamo. Da questo momento in poi i ricordi iniziano ad essere più vaghi. Le strade sono affollate da migliaia di persone, la musica si sente provenire da ogni angolo, le persone sono in fila per l’ ingresso nei locali, un tappetto verde di folla unisce i palazzi come fosse un fiume in piena. C’è musica dal vivo nei pub e tra i vicoli, la gente comincia a essere inebriata. Canti, cori, risate, canzoni, chitarre, batterie, folk, chiacchiere tutto sembra comporre una singolare e unica sinfonia diretta dal grande santo irlandese. E’ perfetto. Si entra e si esce dai pub, si va a ballare, poi si riesce e si va a ballare da un altra parte ma siamo in prima serata. Uno alla volta tutti paghiamo un giro di bevute. Una frase ha accompagnato i primi momenti della celebrazione “Finché non sento It’s my life di Bon Jovi non sono contento” (il Massiccio). Proprio dietro Temple Bar ci fermiamo ad ascoltare due ragazzi che suonano per strada fino a quando non mi viene in mente di chiedere al chitarrista di suonarmi la canzone per due euro in cambio. Accetta i soldi e comincia. Proprio a questo punto il Sindaco si trasforma da un calmo ragazzone a una scalmanata rockstar di strada. E’ stato troppo fico vederlo lanciarsi a terra con le ginocchia sull’ asfalto, piegarsi tutto all’ indietro fino a far toccare la nuca sul suolo e cantare a squarcia gola. E così abbiamo vagato a vele issate sul vento del divertimento e della Guinness. Che festa ragazzi!!! Una situazione così non si vive nemmeno all’ Oktober Fest. Abbiamo trascorso veramente una giornata fantastica. Peccato loro se ne siano andati alle 2 di notte. Nemmeno 24 ore insieme e sembravamo amici da una vita. Questo non mi ha fermato. Sono rimasto a ballare musica reggae in un pub con due ragazze inglesi che celebravano il compleanno. Quante cose tutte insieme in un giorno solo. Fare questi viaggi partendo da soli e completamente disinformati sono tra le esperienze più belle che si possono vivere. Quante persone e quante situazioni si vivono a l’improvviso. Capitano così inaspettate. Si prova sempre un leggero brivido, una sorta di sottile timore su quello che potrebbe accadere o no. Non so è una sensazione che va provata, sinceramente non so bene come spiegarla. Posso dire solo una cosa… LIFE IS NOW – ROCK IT!!!

spuntini freschi

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