Una vita da pendolare

0

Il pendolare è il perfetto ritratto di un’ Italia che va a rotoli. Solitamente è un individuo di quella che una volta era la medio-borghesia. Una persona vestita a strati come fosse una matriosca, borsetta per il pranzo, 24 ore o zainetto, cuffiette e giornale, pantalone, gonna o jeans. Camicia, giacca e maglioncino. Sigaretta pronta alla mano per la discesa dal mezzo sia treno, bus o metropolitana. Carattere stabile, paziente e dalle emozioni controllate. Devoto alle consuetudini e al compromesso societario.

Un individuo che mantiene alti i valori culturali, tiene in modo particolare al proprio paese. Conosce l’ importanza del lavoro e si destreggia tra le difficoltà di una società sempre più messa alle strette, degradata. Sa quando esce di casa e non sa quando torna. Sembra la gazella che fugge dal leone. Completamente circondato da una giungla di asfalto con montagne di cemento e alberi della luce. Le strade sono corsi d’ acqua bloccati da dighe semaforiche che depositano secchioni di detriti accumulati sulle sponde di un fiume in piena. Dai treni si inviano bottiglie contenenti gli ultimi messaggi di speranza lasciati dai naufraghi della congestione cittadina. Ogni evento casuale, sia atmosferico o tecnologico, ferma il già deteriorato flusso dei mezzi. Le persone sembrano perdere ogni connotazione umana. Tutti si affollano sulle banchine, frettolosi di prendere il mezzo. Chi con l’ ombrello alla mano, chi con le cuffie, chi al telefono. Ognuno pronto a rescindere il contratto sociale. Le regole si perdono. La maleducazione e l’ ignoranza sovrastano e regnano. In molti fanno fatica a guadagnarsi un posto comodo anche fosse in piedi. Altri non riusciranno nemmeno a scendere dal treno o dall’ autobus a causa di una incontrastata fiumana di gente che crea selvaggi blocchi di ansia e fretta. A tratti sembra di stare nel mezzo di un porcile o su un vagone comunemente chiamato “di deportati” – il richiamo alla deportazione non è visto come un insulto ma in una chiave di lettura che connota le persone in un momento deprimente e umiliante.The Black Snack a Roma Trastevere

L’ attesa è il momento della giornata che fa traboccare un vaso di Pandora piebo di stress.

Le persone sono totalmente avvolte da un caos selvaggio, sempre pronte a sfondare le linee dell’ educazione civica. Questa sembra essere qualcosa che tutti possiedono ma gelosamente nascondono sotto una fragile coltre di umanità. Stanche, deboli, stressate, preoccupate, frettolose mantengono un equilibrio tra rabbia ed educazione pronto a sconvolgersi al minimo battito di ciglia. Una parola, un gesto o un movimento di troppo fa salire il sangue al cervello. Ottura le vene e crea volti rossi e occhi infervorati.
Sui mezzi pubblici ognuno è assolto dal proprio bisogno, dai propri pensieri. Le necessità si fanno asocialità. La musica, la lettura ed i pensieri. Sembra di trovarsi in un videogame dove Nichilismo è il protagonista. Si vedono scene di ogni genere. Si mantiene sempre una certa distanza, un distacco fondamentale a salvaguardare la propria di linea di confine.
I gradini delle stazioni diventano zone di guerra. Mai fare lo sbaglio di prenderli nel senso sbagliato. I binari diventano luoghi di sofferenza per le intemperie siano estive o invernali. Il traffico diventa il ring dei litigi, degli insulti e talvolta del menare le mani. Bisogna essere abili a non arrivare in ritardo. Il pericolo è ovunque. Il percorso pieno di ostacoli. È una vera e propria lotta alla sopravvivenza che ogni giorno si ripete.
Siamo ancora a metà settimana. Aspettiamo il venerdì come fosse il momento più importante della vita. Finalmente avremo due giorni da dedicare a pieno alla cura della nostra anima, facendo calare vertiginosamente il livello di nervosismo accumulato nello stressometro per poter ricominciare da zero una nuova settimana.

Stefano Cimini

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.