Una Vita da Eremita… Cosa fa un 30enne per tre giorni da solo in montagna…

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Eccomi di nuovo qui davanti alla tastiera a scrivere per voi. Come fare a non scrivere di questa stupida esperienza dopo averla gridata a cotanta alta voce?!?!

Solo martedì pomeriggio sono partito in solitaria verso la casa affittata per la stagione invernale, dicembre a aprile, da me e una manciata di amici. Nessuno poteva seguirmi ma di certo non è una buona scusa per rimanere incatenato in una realtà fotocopiata, sempre uguale, prodotta in serie, fatta di momenti a stampino, di azioni che si ripetono come fosse un loop ripetuto all’infinito, un accordo indie rock che suona come musica elettronica o tipo il rumore dell’ aspirapolvere che ti entra talmente tanto in testa da farti addirittura prendere sonno. Avevo dei giorni liberi a disposizione e di certo non potevo sorbirmi tutto questo fracasso che provoca un senso di nausea, nemmeno avessi fatto una sfida a chi mangia più hot dog in un ora. Battaglia che finisce naturalmente nel vomito.

Dopo il caos di San Patrick e dopo tutte quelle chiacchiere e quel fracasso che scandisce ogni istante e momento della vita cittadina, come se le persone fossero in prima visione su Amici di Maria De Filippi, dovevo avere il mio esodo, corto ma fondamentale a una piccola ed essenziale purificazione.

Sinceramente non è che ci sia molto da raccontare riguardo questa mini vacanza. Diciamo piuttosto che è una questione di introduzione all’ argomento e di considerazioni finali. Tutto sommato cosa avrò fatto mai? Una volta fatta la spesa e comprato una bottiglia di vino al giorno da usare per cucinare, come aperitivo accostato a pop corn, per cena e per trascorrere la serata davanti al pc dedicandomi al blog e alla ricerca di nuove idee e di miglioramenti, non ho fatto niente di che. Un giorno mi sono svegliato, andato sotto gli impianti ho trovato nuvole che sputavano pioggia a dirotto e sono tornato alla dimora dopo aver vinto 50€ a un gratta e vinci. Giorno dopo molto simile, solo che la mattina ho avuto la fortuna di trovare condizioni meteorologiche decisamente migliori quindi ho potuto fare snowboard per tre ore, così poco perché la neve e le condizioni di non allenamento fisico non permettevano di meglio. Sono però riuscito a fare un video e a scapocciare per montarlo dato che collegando il computer al telefono per avere internet e non avendo un programma di video editing non partivo dalla migliore situazione. Tutto sommato mi sono riuscito ad adeguare come faccio nel 95% delle situazioni in cui mi trovo e ho portato a termine il tutto, aprendo anche un canale Youtube. Nel mezzo ho preparato colazioni, pranzi, cene, ho lavato i piatti, ho trascorso momenti davanti al fuoco e ascoltato musica ma non mi pare nulla di interessante se la vediamo in questo modo. Giusto? Un racconto del cazzo che non vale nemmeno la pena leggere. Avete pienamente ragione. Il bello sta nelle sensazioni provate. Nemmeno ci vuole molto a raccontarle. La chiave di lettura va trovata in quella sublime sensazione di essere quasi fuori dal mondo, dato che il 3G ci perseguita e la vita da blogger non me lo fa disattivare. Comunque ero abbastanza lontano da non vivere tutte quelle situazioni di cui parlavo prima. “Far Enough” (ripetizione in inglese di abbastanza lontano) da stare fuori a quella piccola cittadina di 40 mila anime, con tutte quelle macchine, quei rumori, quei clacson, le grida delle persone, la musica dei negozi, i rumori dei tacchi delle donne, le chiacchiere inutili che sporcano la bocca delle persone infamando in un delirio parabolico di giudizi, definizioni del meglio e del peggio che ci sporcano l’ anima a ogni respiro che mandiamo giù. Tutte quelle cose che ti fanno dimenticare la felicità e l’umiltà di una semplicità fatta di poche cose, di bisogni realmente necessari, del vivere e sopravvivere per arrivare al nuovo giorno con una nuova consapevolezza, della riflessione, dell’ autoanalisi, della libertà nella solitudine, della conoscenza del proprio se davanti a una situazione completamente diversa dalla routine. Questo è il vero discorso di questo mini viaggio. Questo è perché ho deciso di chiamare questo post “Una vita da eremita”, il sottolineare l’ importanza del sapere stare bene da soli con se stessi per poter guardare agli altri sotto un altro punto di vista e potere respirare la stessa aria con una consapevolezza, almeno momentanea ma comunque differente. Ogni esperienza vissuta in modo estremo ti lascia qualcosa di nuovo e importante che bene o male a secondo della durata del periodo, ti fa cambiare e plasma dentro con nuovi pensieri, emozioni e considerazioni che ritrovi nel tempo. Questo è per me la “Vita da Eremita” come ve l’ ho anticipata.

Se sbaglio siete liberi di ribattere, anzi sarei felice che qualcuno esponesse il proprio pensiero a riguardo…

Così non vi lascio foto ne ulteriori descrizioni sulla giornata piovosa e quella sulla neve, non racconto il tipo delle sigarette o il brivido del paese fantasma… non vado giù con dettagli o particolari ma vi voglio lasciare piuttosto a riflettere su questa cosa, sempre che ne siate veramente interessati…

 

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