Una vita a Due Stelle

0

Siamo alle solite. Sono trascorse poco più di due settimane dall’ accredito dello stipendio e le tasche sono inesorabilmente vuote. 28 Euro sul conto e 5 euro in tasca. “Male Male” direi, considerando il fatto che il peggio deve ancora venire. Deve passare la carta di credito. Quei due spicci diventeranno una cifra in rosso. “Spendi subito che ti togliamo tutto dopo, ma continua a farlo”, questo è il grido di battaglia. Fortunatamente, il deficit non sarà pesante come quello dei mesi precedenti, non avendo fatto spese inutili o vacanze improponibili da 600 euro in 3 giorni sul groppone. Siamo quasi sotto Natale, domani è l’ 8 Dicembre e l’ 11 sarà il mio compleanno. Meno male che ho una banconota da 20 e 6 buoni pasto. Ho qualcosa per assicurarmi tre pacchi di tabacco, qualche caffè a lavoro ed una misera spesa al Tuodì che farà la sua porca figura in frigo sempre più vuoto. Poverino così scarno e buio. Non c’ è la luce interna ma ci sono salse, cotolette “pacco convenienza”, tre wurstel, un chilo di tortellini e una decina di yogurt. “Suvvia, non ci possiamo lamentare”. Guardando la dispensa ed il freezer  mi consolo pensando: “a stomaco vuoto non ci rimango almeno”. Certo, non potrò divertirmi nei modi consueti. Dovrò per un breve periodo dire no al pub, alla discoteca, al ristorante, all’ aperitivo. Evitare spuntini e passare qualche momento in più sul divano, ma ci sono abituato. Dopo aver fatto a tratti la fame in Australia, durante il periodo del Working Hostel a Bundaberg (Queensland, The Sunshine State), dove lavoravo come una massaia, mangiando pane e burro di arachidi a colazione, pranzo e cena, non temo nulla.

“In fin dei conti devo aspettare solo 11 giorni”, penso riconsolandomi. Poi, via con le spese natalizie. Quest’ anno dovrei fare anche l’ albero ed il presepe. E’ il primo dicembre che trascorro nella mia nuova-vecchia casa. Felicità e gioia infinita. Tanto mica capita che vengono persone a casa e nemmeno posso offrire loro un bicchiere d’ acqua. Alla domanda: “Stefano, cosa hai da bere?”, la mia risposta può essere “Se vuoi ho una grappa, altrimenti fa scorrere l’ acqua del lavandino e riempi una bottiglia”. L’ espressione di sconcerto è inutile descriverla, si può facilmente immaginare. A questo non ha senso sottolineare quanto siano bucate le mie mani, ma un rimedio l’ ho trovato: ho fatto sparire la carta. Non la posso bloccare perché ho avuto la felice idea di accollarci sopra il Galaxy S5 e la nuova sim della 3. “Un offertona”, ho pensato. Intanto, altri soldi scivolano via, guadagnando sempre la stessa cifra mentre le spese si triplicano. Lo stupore nasce quando mi guardo intorno e vedo gente che spende e spande, lamentandosi sempre, proprio come me. “Ma come fa?”, ho il coraggio di chiedermi incredulo. C’ è qualcosa che non quadra. Stiamo tutti al palo – come direbbe un mio grande amico. Tutti al palo ma tutti con le buste fuori dai centri commerciali e 5 finanziamenti a cui sopperire. Ognuno pronto a fare un regalo, a comprarsi il nuovo capo della collezione invernale. Qua non si capisce nemmeno perché si tiene un portafogli in tasca, eppure si sta sempre seduti ad un tavolino sia di un bar o di un ristorante. In fondo alla maggior parte delle persone piace spendere. Siamo stati abituati così, chi più e chi meno. Il sistema complottista, terrorista, consumista del welfare ci insegna questo rincoglionendoci con pubblicità e tecniche di marketing di tutti i colori. Cosa facciamo? Abbocchiamo con tutte le scarpe. Eppure a sentire i telegiornali c’è la crisi ma tutti con lo smartphone. Sarà che è un effetto placebo. Tante piccole pillole di abbigliamento, tecnologia, sport e passatempo che ci fanno sentire risollevati. “Panem et Circenses” dicevano i romani. Esattamente questo è il concetto. Sfoghiamo lo stress della giornata lavorativa, della crisi dei sentimenti, dei problemi economici creandocene altri con l’ illusione aleatoria della felicità. Sembra un ossimoro. Andiamo avanti per contraddizioni. Siamo italiani, felici e contenti e coglionati, cornuti e mazziati.

Il riassunto della “Vita a Due Stelle”, così mi piace chiamarla. Mi rifaccio ad un termine turistico poiché la teoria è verificata nel momento in cui prenotiamo una vacanza. Andiamo su internet cercando un volo low cost, un last minute e destinazioni vicine. Cerchiamo sempre soluzioni super scontate o con la migliore qualità prezzo, ad un massimo di tre stelle. L’ albergo senza all-inclusive, tanto andremo a mangiare in qualche Fast-Food. I giorni di ferie si sono spostati un po’ prima o immediatamente dopo l’ alta stagione, oltre che essersi ridotti.

Eppure quelle due stelle per noi sono sempre 5. Abbiamo qualcosa a fare la differenza: lo spirito.  In una Italia governata da un mucchio di ciarlatani, siamo noi a fare la differenza nelle vostre vite. Ci dedichiamo al nostro lavoro, proviamo a studiare per cercare una svolta. Facciamo di tutto per potere vivere al meglio. Tentiamo nuove vie e non ci atrofizziamo. Nella testa abbiamo sempre l’ ambizione di puntare in alto, di costruire qualcosa di duraturo, di fare qualcosa per cui valga la pena trovare un senso. Siamo felici di trascorrere i momenti e di goderci la vita al massimo delle nostre possibilità. Nonostante pensiamo al nostro futuro come se fosse un utopia, meglio tornare davanti al frigo che tutta questa storia mi ha fatto venire fame. “Maledetta dieta, maledetto Eskim e Sivastin. Benedetto benessere e divertimento”.

Prendo un caffè, fumo una sigaretta e torno ad oziare davanti alla tv. Telefono in mano, Facebook messenger, Whatsap, partitina a Zombie Tsunami e Simcity.

“Mica sarò diventato una persona seria?!?!”