Thanks God is Fuckin’ Writing

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E’ mattina. Il telefono squilla come di consueto. Perdo venti minuti per capire quante notifiche ci sono sullo schermo. Gli occhi sono ancora incollati e la testa frastornata dalla sera prima, “con in bocca un gusto amaro che fa schifo, chissà cos’è stato quello che ho bevuto?” Mi alzo dal letto e penso subito alla cucina sporca.

Sono le tre di pomeriggio e ancora non abbiamo mangiato. Bisogna lavare i piatti, prendere la roba dal freezer. Tagliare, preparare, fare: che palle! Intanto dai un occhiata in giro per casa, sembra essere esplosa. Un giacchetto sta per terra, altri due sul divano, felpe sparse, zainetto sulla sedia. Le chiavi non si trovano. “Dovrei anche fare un post”, penso. 

Accendo il computer e la mente è vuota, gira ancora. Le mani tremano. “Ce la posso fare”. Scrivo le prime due parole e la tastiera sembra andare da sola. Sto scrivendo. Non so bene di cosa esattamente. Forse del risveglio traumatico o della casa sporca. Forse sto solo riempendo una pagina vuota, trasmettendo la difficoltà dello scrivere. Le domande su come scrivere questo pezzo continuano. “starò scrivendo bene? sto seguendo un filo logico? lascio quella virgola o metto un punto? quel periodo m sembra troppo lungo. Il tema senza senso”. Scrivere diventa difficoltà. Manca quel flusso diretto proveniente dalla coscienza che James Joyce chiamava “Stream of consciousness”, ma tutti chiamano semplicemente ispirazione. La musa tarda ad arrivare. Sembro quasi essere spoglio, come se non ci fossero argomenti e emozioni di cui parlare o momenti da raccontare. Tutto sommato ieri è stata una bella giornata. Cominciata alle 14 e finita alle cinque e mezzo del mattino. Non ne voglio parlare, al massimo metterò qualche immagine alla fine del post e una di copertina. Ancora non lo so. “Sto cambiando discorso?”, sembra proprio di sì. Ora sapete anche la storia sulla motivazione della pubblicazione delle foto. Una sopra e tre barra quattro sotto. Vi regalo un racconto fotografico ma continuo a scrivere del nulla. Sinceramente avrei voluto parlare della giornata passata al nuovo studio di tatuaggi di Stefano D’ Orazio, Picchio Tattoo ma non sapevo proprio da dove cominciare. Avrei dovuto scrivere del magnifico orso che mi ha tatuato, del tempo impiegato, delle cose di cui abbiamo parlato, della sua evidente bravura. Magari potevo mettere di mezzo una descrizione dello studio e dell’ arredamento interno. Non sapevo da dove cominciare ma comunque ve l’ ho scritto. Alla fine sto scrivendo di tutto. Qualsiasi cosa. Qualsiasi idea. Qualsiasi stronzata. Ho quasi riempito una pagina intera di word. Sto facendo un tema di due colonne nonostante Fabio stia parlando da mezzora, cercando di distrarmi in tutti i modi.

James Joyce aveva ragione. La scrittura deve apparire come un flusso, un continuum che va oltre lo spazio ed il tempo della psiche. Deve sfondare i muri delle emozioni ed essere sfacciata. Bisogna scrivere senza remore e senza timori. Aprirsi pienamente alla carta e donarsi al lettore. Scrivere è condivisione estrema del proprio Ego.

Abbiamo trovato il motivo per cui ho scritto tutto questo: spiegare in due righe finali quello che penso sulla scrittura.

Thanks God is Fuckin’ Writing

Happy Saturday Night

Stefano Cimini

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